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STUDIO PER UN PROCESSO, da F. Kafka

da un’idea di BabyGang, Band à Part, Sanpapié

elaborazione drammaturgica e regia di Sarah Chiarcos, Carolina De La Calle Casanova, Paolo Giorgio e Lara Guidetti

con Federico Bonaconza, Lara Guidetti, Gabriele Marra, Alberto Onofrietti, Francesco Pacelli, Vald Scolari e Valentina Scuderi

coreografia Lara Guidetti

audio Marcello Gori

video Stefano Slocovich

una produzione PUL – Compagnie in Residenza

con il contributo di Être un progetto di Fondazione Cariplo

Lei non deve prendersela troppo a cuore. Che cosa non capita nel mondo…

Il processo. F.Kafka

Cos’è, oggi, in Italia, la Giustizia?

Nasce da questo interrogativo “Studio per un Processo – da F.Kafka”, un viaggio ironico e grottesco, fatto di micro – pièces senza un filo conduttore evidente ma legate alla “percezione della colpa”, al disvelamento dei meccanismi degenerativi della giustizia e alle sue conseguenze sull’individuo.

PUL – Compagnie in Residenza si avvia a chiudere il triennio presso lo Spazio MIL di Sesto San Giovanni con la sua nuova produzione collettiva di cui è presentato da venerdì 20 a domenica 22 maggio uno studio, non tanto inteso come “anteprima” quanto come necessità di “fare ricerca” su un tema delicatissimo che prende l’avvio da “Il Processo” di Frank Kafka, senza dubbio la più imponente parabola novecentesca sull’idea metaforica di diritto e di colpa.

Lo stimolo a lavorare sul romanzo incompiuto, angoscioso e onirico di Kafka nasce da un semplice sguardo all’Italia contemporanea per interrogarsi sul rapporto che lega il singolo al contesto sociale e allo Stato e sul significato oggi della parola “giustizia”, vocabolo ormai dai margini fatti di fumo, forme inafferrabili, significati difformi come le diverse facce di un cristallo.

Lo “Studio per un processo” nasce proprio dalla consapevolezza che è stato seminato il dubbio su cosa sia realmente il delitto e su cosa sia veramente la colpa: comportamenti gravissimi sono minimizzati mentre questioni che apparivano “ordinarie” assumono lo stato di calamità sociale.

Uno spettacolo – come già è stato per Io Posso, tu no prima produzione collettiva di PUL – che si alimenta delle caustiche architetture post-industriali dello Spazio MIL per trascinare il pubblico nella suggestione surreale di una serie di micro-drammi, apparentemente slegati fra loro eppure percorsi da un filo comune che li rende un’opera indivisibile.

Un viaggio che mescola la tragedia inspiegabile a quel vuoto grottesco, in perfetto stile “kafkiano”, attraverso codici espressivi differenti, dalla danza, alla musica, alla prosa, fusi in un inedito amalgama unitario. Soprattutto, un primo assaggio delle atmosfere e dei tagli visivi ora surreali, ora iper-realistici, che gli spettatori potranno ritrovare nella grande avventura de Il Processo.

 

Sabato 21 maggio – ore 18,30 – Spazio MIL di Sesto San Giovanni – ingresso libero

AI MINIMI TERMINI. EDIZIONE ZERO

Prime riflessioni sulle parole chiave della giustizia.

Qual’e’ il vero significato delle parole che accompagnano il mondo della giustizia?
Cosa significa veramente essere accusati di qualcosa, o godere di un’immunità?

Guardando l’assurdo paradosso giudiziario che e’ “Il Processo” abbiamo sentito la necessità di riscoprire il senso di parole di cui l’uso – e l’abuso – hanno fatto forse confondere il vero significato.

Un incontro fatto di contributi tecnici di giuristi che spieghino cosa significa cosa,  di chiacchierate informali a lato palco e giochi per riderci un po’ su e soprattutto per riscoprire dove stanno i pesi e le misure della bilancia della dea bendata.

In questa atmosfera sociale che coinvolge il singolo come la struttura in cui si muove, ciò che veramente è messo in questione è la percezione della colpa: la coscienza dell’individuo di muoversi al di qua o al di là della linea del diritto, la coscienza sociale delle istituzioni che dovrebbero tracciare e governare questa linea.

La metafora kafkiana di un individuo accusato di un delitto che non gli verrà mai contestato né rivelato, è il punto di partenza di una ricerca sulla nostra percezione della colpa. Un percorso che partendo dalla presentazione dello Studio, arriverà fino all’allestimento di una versione integrale del romanzo. Un Processo di Kafka che giocherà su due tavoli: quello della fedeltà al materiale d’origine, e quello della vertiginosa libertà della riscrittura tra le righe. Qui il concetto di studio non si riferisce all’anteprima di un lavoro ancora da rifinire, ma alla necessità reale di fare ricerca attorno al tema ispiratore del lavoro. Oltre a questo, c’è la necessità di mescolare e confrontare i linguaggi e i modelli di lavoro di tre compagnie dalle poetiche affini, ma non identiche.

                                                                                                                PUL – Compagnie in residenza


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